Che differenza c’è tra un olio extravergine Blend ed un olio extravergine di oliva Monovarietale?
Per gli addetti ai lavori e per gli appassionati può risultare una domanda banale. Spesso, chi si avvicina al mondo dell’olio, trova subito davanti a sé questa classificazione. Qual è la differenza tra l’una e l’altra? Scopriamo allora insieme che cosa sono gli oli Blend e Monovarietali, la loro differenza, le loro caratteristiche e quale acquistare.
Non tutti gli oli sono uguali ed ognuno ha una storia da raccontare! 🙂
L’olio extravergine di oliva Blend
L’uso comune della parola Blend andrebbe divisa in due categorie: Blend di olivaggi e Blend di oliaggi. Vediamo la loro differenza.
Blend di olivaggi:
E’ l’olio che si trova più comunemente, è ottenuto da olive che vengono miscelate prima di essere lavorate in frantoio. La raccolta delle diverse cultivar può essere fatta insieme, come nel caso di oliveti misti, oppure separatamente e poi successivamente, prima della frangitura, le olive vengono messe insieme (è il caso di quando non si raggiunge una minima quantità per fare un olio di una singola varietà oppure semplicemente per scelta del produttore.)
L’olio che se ne ricava dipende molto dalla maturazione e dalle cultivar delle olive. Il bravo produttore deve fare molta attenzione alla raccolta , le diverse varietà di olive hanno tempi diversi di maturazione, si rischia così a volte di raccogliere delle drupe troppo precocemente o troppo tardivamente con la possibilità che l’olio possa avere qualche difetto.
Blend di oliaggi:
Ovvero oli ottenuti da olive che vengono lavorate singolarmente. Questo perché il vero blend nasce da raccolte differenziate di cultivar diverse. Gli oli estratti sono messi in recipienti separati e soltanto successivamente si procede a miscelarli per creare differenti blend .
In pratica un buon blend nasce da buoni monovarietali. Con diversi oli monovarietali si potranno così creare blend diversi a seconda del profilo organolettico che il produttore vuol dare all’olio, “giocando” anche con le percentuali di monocultivar nella miscela a seconda dell’annata.
Ecco perché il blend può risultare diverso di anno in anno, a seconda della percentuale e delle cultivar che il produttore avrà usato riuscirà ad ottenere degli oli dal fruttato intenso, medio o leggero.

L’olio extravergine di oliva Monovarietale
Ovvero gli oli ottenuti a partire da olive 100% della stessa varietà. Questa tipologia consente di esaltare al massimo le peculiarità legate ad una biodiversità olivicola estremamente variegata.
Le varietà autoctone in Italia sono oltre 500, mentre nelle Marche sono più di 20 e sono le seguenti:
(Fonte ASSAM)
- Ascolana dura
- Ascolana tenera
- Capolga
- Carboncella
- Carbò
- Cornetta
- Coroncina
- Lea
- Mignola
- Nebbia del Menocchia
- Nostrale di Rigali
- Oliva grossa
- Orbetana
- Piantone di Falerone
- Piantone di Mogliano
- Raggia
- Raggiola
- Rosciola Colli Esini
- Sarganella
- Sargano di Fermo
- Sargano di San Benedetto

Questi oli aggiungono al piatto un tocco unico, infatti ogni cultivar ha diverse caratteristiche organolettiche e diversi sentori. L’Ascolana Tenera, una delle cultivar più pregiate, ha dei sentori di foglia di pomodoro. La Raggia ha un forte sentore di carciofo e mandorla, mentre il Piantone di Mogliano o la Rosciola sono oli delicati con sentori di frutta gialla ed erba tagliata.
Ogni olio quindi va abbinato alla giusta pietanza. Un olio troppo forte dal fruttato intenso abbinato ad un pesce bollito o crudo per esempio rischierebbe di coprire completamente il delicato sapore del pesce. Viceversa un olio delicato rischia di “scomparire” su una bistecca di vitellone cotta alla griglia.
Conoscere la differenza tra un Blend ed un Monovarietale ci regala l’emozione di tutte le sue sfumature e la sua versatilità, un buon olio ci lascerà sicuramente una piacevole sensazione e un buon ricordo.
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